Almarina

Premio Strega 2020
Semifinalista

Nisida è un promontorio che si lancia nelle acque del golfo di Napoli a cui lo lega una sottile striscia di terra: paesaggio aspro, affascinante, selvaggio, ospita un carcere minorile in cui giovani detenuti scontano la propria pena. Ogni giorno Elisabetta Maiorano sale al carcere e il mondo, per alcune ore, le si chiude alle spalle. Era lì
quando, tre anni prima, il suo cellulare squillava invano per annunciarle la morte del marito, colpito da un infarto. La brava professoressa, come è ovvio che sia, trova motivazioni nell’insegnare la matematica ai giovani detenuti, nella speranza che essi non ricadano nel crimine. Nesso labile e improbabile. Un giorno arriva in classe Almarina, sedicenne rumena con un passato di stupri e violenze. Elisabetta prova per lei una forte attrazione, un istinto di protezione che risveglia in lei il desiderio di maternità mai soddisfatto. Potrebbe essere un nuovo inizio per entrambe.
La tematica piuttosto abusata non trova sostegno nei personaggi: tutti, poco caratterizzati, sfumano appiattiti sulle mura della propria prigione, senza che sia possibile distinguerli gli uni dagli altri. La stessa Almarina rimane indefinita, funzionale alla mole di ricordi, pensieri, elucubrazioni di Elisabetta che invadono la pagina fino a soffocarla. Il tutto raccontato in una lingua colta, preziosa, forbita, compiaciuta, vera protagonista del romanzo.

Autore: Valeria Parrella
Casa editrice: Einaudi

Voto: cinque

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