La più amata

Teresa Ciabatti racconta Teresa Ciabatti, ne ricostruisce la storia in un libro dall’architettura perfetta: la gestione dei piani temporali è libera dai vincoli cronologici, i rimandi tra i vari momenti della vita avvengono attraverso salti, e indizi sparsi nella storia, che non confondono, né interrompono la fluidità della narrazione. Date precise, tuttavia, riferite a molti degli eventi narrati “ore 20, 12 luglio 1969“,restituiscono il sapore della cronaca oggettiva, dell’esigenza di una ricostruzione che, però, sembra costantemente sfuggire a fronte dell’indefinitezza di persone e fatti “l’uomo dietro la colonna non è Giorgio Almirante?”; “ un attimo,questo signore di spalle non è Licio Gelli?”. Così, attraverso le frequentazioni misteriose del Professore, il padre di Teresa, entra nella narrazione qualche eco della storia d’Italia. In un’unica trama si intrecciano i fatti reali e quelli di fantasia, senza che sia concesso al lettore di distinguere gli uni dagli altri. E anche in questo è il fascino del romanzo della Ciabatti.
I personaggi prendono gradualmente forma, pur senza mai definirsi, rimanendo contraddittori fino alla fine: il Professore è disegnato in chiaroscuro “io lo vedo circondato dalla luce azzurrina, una luce come quella purissima di una stella, la luce che benedice solo il Professore, mio padre”. Ma anche “Lui, in un cono di oscurità tutta sua” All’ ombra del Professore, ricchissimo, filantropo, fascista, massone, uomo potente e rispettatissimo, cresce Teresa, bambina che alimenta di disvalori il suo narcisismo “Credo di essere un genio”, e ancora “con tutto quello che fa per gli altri ( il Professore) “cosa mai farà per me? Ballerina, attrice, conduttrice tv…”. Teresa si sente la più amata nell’universo di privilegi che ruota intorno al Professore. Tutti gli altri sono i “poveri”. Nessun senso di colpa, nessun sospetto di vulnus alla giustizia sociale “amatemi, poveri” e “Venga il tuo regno, papà, dove io sarò principessa”.
Un libro spietato, sulla piccolezza degli esseri umani, sulla ferocia dei rapporti familiari, sui limiti di ogni verità, sul valore del ricordo che, se non è capace di ricostruire, prova almeno a sanare.
La scrittura della Ciabatti è essenziale, pulita, scattante, aderente alla materia della storia, ma non priva di forza evocativa “Non mette più gonne, né vestiti. La sua stanza guardaroba diventa il ripostiglio del passato, lì mi rifugio io a rimirare le mamme luccicanti appese alle grucce. Le mamme che non sono più la mia”.

Autore: Teresa Ciabatti
Casa editrice: Mondadori

3 pensieri su “La più amata

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