La squillo e il delitto di Lambrate

Una fresca Maigret in gonnella è la detective di questo giallo all’italiana semplice, composto, garbatamente demodè. Di professione squillo, in una “casa” che serve l’alta società milanese, indaga sull’omicidio del fidanzato dell’amica Ines. Siamo nel 1951 e l’indagine è condotta con il solo ausilio dell‘intuito: il DNA, solo una sigla; facebook, contemporaneo crocevia di milioni di informazioni, ancora da inventare; solo un sogno gli smartphone in cui pescare segreti e bugie. Ed ecco la nostra Margherita, per parenti e amici Rita, spogliati i panni, neanche tanto conturbanti, di squillo d’alto bordo, perlustrare, alla ricerca della verità, una città che si rivela da subito la vera protagonista di questa bella storia. Crapanzano non fa niente per nascondere la nostalgia per una Milano d’altri tempi, alle cui esigenze piega l’impianto e lo stile del suo romanzo. Ne viene fuori un libro omogeneo e coerente che si fa leggere con piacere restituendoci le atmosfere delle strade, delle botteghe, delle osterie, delle case di ringhiera presidiate da linguacciute portinaie. Le note de “La bella Gigogin” , di “Stramilano”, di “Porta Romana bella” ci fanno compagnia facendo capolino tra le righe di queste pagine che sanno far rivivere un’epoca, un genere letterario, uno stile narrativo, con una freschezza tutta nuova. Consigliato agli amici lettori che hanno l’età per ricordare e a quelli, sicuramente più numerosi, che vogliono fare un giro nella cartolina d’epoca che Crapanzano tanto garbatamente ci regala.

Autore: Dario Crapanzano
Casa editrice: SEM

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