Il morso della reclusa

Fortunato il poliziotto che, in un’anonima sala d’attesa, si imbatte in una timida vecchina che, avendo ascoltato conversazioni rivelatrici, diventa testimone chiave di un’indagine arrivata a un punto morto, ancor prima di iniziare. Fortunato il lettore di thriller che incrocia il giallo costruito sull’intuito del poliziotto e sulla ricostruzione razionale e scientifica degli eventi, al netto della salvifica comparsa di “fatine”, in possesso di troppe verità, offerte su un piatto d’argento in cambio di una golosa cioccolata calda. Questo aspetto, nel corso della vicenda, acquisterà un senso, pur senza alleggerire l’affanno della trama. Amici lettori, sicuramente più aggiornati di me sui sistemi giudiziari di altri paesi, vi risulta che in Francia i poliziotti possano effettuare indagini a chilometri di distanza dal territorio di competenza, senza l’autorizzazione del magistrato e all’oscuro dei diretti superiori? Forse sarà così. A me sembra che neanche nel Far West lo sceriffo azzardasse siffatti sconfinamenti. Questo è il primo romanzo che leggo della Vargas: l’ho trovato poco credibile nella trama e appesantito da uno stile narrativo caratterizzato da una sovrabbondanza di dialoghi, infarciti di battute tanto improbabili quanto superflue. Peccato, perché il commissario Adamsberg, “mente vagabonda”, è un personaggio affascinante che meriterebbe ben altra storia.

Autore: Fred Vargas
Casa editrice: Einaudi

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