Madame Bovary

“Madame Bovary c’est moi”, dichiarò Flaubert, nonostante le polemiche, e addirittura un procedimento giudiziario, seguiti alla pubblicazione del romanzo, giudicato scandaloso, avendo per protagonista una adultera. Io ammetto di aver sempre nutrito una speciale simpatia per Emma Bovary e per le sue inquietudini, e ciò mi induce, di tanto in tanto, a una rilettura del romanzo. Nessun giudizio morale esprime su di lei il suo creatore, delegandolo al lettore, e inaugurando il filone del realismo letterario. D’altronde immagino che Flaubert amasse la sua creatura, tanto da identificarsi con essa. Cosa hanno in comune? Inquietudine, insofferenza alle regole, delusione per l’inadeguatezza di modelli sociali e culturali a cui invano si aspira. Flaubert è un intellettuale, uno scrittore; Emma è la sposa di un medico di provincia, che deve tutta la sua formazione alle storie sentimentali dei romanzetti ispirati a un romanticismo di maniera. E proprio contro lo spirito romantico, dominante nella prima metà dell’Ottocento, si scontrano la modesta quotidianità di Emma, e l’evoluzione del pensiero e dei gusti letterari di Gustave che non più si riconosce nei miti illusori del romanticismo. Emma reagisce cercando di compensare le sue insoddisfazioni tra amori sbagliati e oggetti superflui. Gustave reagisce creando Emma.

Autore: Gustave Flaubert
Casa editrice: Mondadori

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