La ragazza con la leica

Nono titolo finalista Premio Strega 2018

Amici lettori, sono stati comunicati i titoli dei dodici libri finalisti del Premio Strega 2018. Vorrei avventurarmi a recensirli tutti. Diversamente dal solito, attribuirò a ciascuno una votazione da zero a dieci, e relativi decimali. A fine corsa potrò proporvi il titolo che, a mio parere, meriterebbe di ottenere l’ambito premio. Accompagnatemi in questa impresa con i vostri pareri e i vostri commenti!

“un’allodola scomparsa a Brunete che non cesserà mai di far sentire il proprio canto”. E’ di Gerda Taro che parliamo, fotografa di guerra morta nel 1937 a Brunete, in Spagna, travolta dai cingoli di un carro armato, mentre documentava le vicende drammatiche che porteranno all’affermazione del regime di Franco. La figura di Gerda è ricostruita a tre voci: quella di Willy, quella di Georg, suoi amanti, e quella di Ruth, l’amica di sempre. Ne viene fuori un’immagine di grande fascino: una donna vivace, versatile, carismatica. Un carisma che dura nel tempo se, a distanza di anni, i tre narratori, attraverso un flusso di pensieri e ricordi, che fluttuano liberamente nei vari tempi della storia, dagli anni di Lipsia a quelli di Parigi, ne sembrano ancora soggiogati. Sono loro a fare luce sulla storia d’amore tra Gerda e Robert Capa, fotografo ungherese, anch’egli rifugiato a Parigi, per sfuggire alle minacce dell’affermazione del nazismo. Capa avvia Gerda all’arte della fotografia. Le pagine più belle del libro sono proprio nel prologo, dove una misteriosa voce “fuori campo”, rivolgendosi a lettori e personaggi della storia, interpreta foto scattate da Gerda e Capa, con un originale taglio narrativo. Il rischio di ogni biografia che si sostanzi, come questa, di una accurata ricerca documentaristica, risiede nell’ambizione di ricostruire in ogni dettaglio la storia e l’immagine del protagonista, dei personaggi a lui legati e delle vicende storiche che fanno da sfondo. Il risultato è, spesso, una sensazione di “sovrabbondanza” di fatti, di nomi, di particolari. I racconti dei tre narratori sono, infatti, soffocati da questa mole di elementi che rallenta l’andamento narrativo che soffre, anche, della quasi totale mancanza di dialoghi. Una lettura interessante, impreziosita dalla bella lingua utilizzata, ma, ahimè, piuttosto faticosa.

Voto: 7

Autore: Helena Janeczek
Casa editrice: Guanda

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