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Decimo titolo finalista Premio Strega 2018

Amici lettori, sono stati comunicati i titoli dei dodici libri finalisti del Premio Strega 2018. Vorrei avventurarmi a recensirli tutti. Diversamente dal solito, attribuirò a ciascuno una votazione da zero a dieci, e relativi decimali. A fine corsa potrò proporvi il titolo che, a mio parere, meriterebbe di ottenere l’ambito premio. Accompagnatemi in questa impresa con i vostri pareri e i vostri commenti!

Una lunga lettera che una madre scrive alla figlia, allontanatasi da casa bambina e non più ritornata. Trina è una donna di montagna, il suo paese è Curon, in val Venosta, ai confini con l’Austria, dove l’italiano è una lingua straniera e l’italianità un sentimento ignoto. Trina è una maestra e crede “che il sapere più grande, specie per una donna, siano le parole”. Ed è con una catena ininterrotta di parole che conserva il legame con la figlia amatissima e perduta: le racconta della sua giovinezza, degli anni del fascismo, della guerra e della pace, che pace non è perché una diga sta per sommergere il paese cancellando i masi, i sentieri, i pascoli, le memorie di una popolazione che come patria conosce solo le sue montagne “e che rivendica radici di secoli”. I toni scelti da Trina per parlare alla figlia si modulano in registri mimetici, capaci di raccontare “Camminammo per ore in quel freddo assassino. Appena smise un momento di nevicare, ci imponemmo di mangiare il pane”; descrivere “Abbiamo aspettato che l’estate sciogliesse la neve e che poi il vento delle Alpi ce la riportasse silenziosa e pesante”; evocare “E mi venivi in mente tu, che quando mi sono sposata eri solo un desiderio che non sapevo di avere”. Pagine struggenti, mai patetiche, sostanziate di dolore. Pagine intense, epiche, in cui respirano valori quali l’appartenenza, la dignità, la libertà, la lotta all’oppressione che ha, di volta in volta, la faccia di Mussolini, di Hitler, del colosso industriale che, senza pietà, annienta la valle. La prosa bellissima, fluida, armoniosa, placida come la vita della valle anche nei passaggi più drammatici della narrazione, si avvale di una lingua semplice, concreta, materica: la lingua di una caparbia, coraggiosa, indimenticabile maestra di montagna. Capolavoro

Voto: dieci e lode

Autore: Marco Balzano
Casa editrice: Einaudi

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