I Promessi Sposi

Ammetto, amici lettori, di non averlo riletto, ma è giunta l’ora fatale in cui dirò cosa ne penso. E’ scontato che sia un grande romanzo dalla formidabile struttura, e che Manzoni abbia contribuito più di chiunque altro alla codificazione e alla diffusione della lingua italiana. E’ per me, comunque, un romanzo che pone non pochi interrogativi: Don Rodrigo era realmente un poco di buono, o solo un maschio insicuro in cerca di conferme? E la nostra Lucia, oggi , non ce la darebbe a bere così facilmente: davvero non ha mai pensato, neppure per un momento, di cedere alla lusinga del corteggiamento del gran signore spagnolo? E davvero, spedita dalla Signora per una commissione fuori porta, non avrà sperato in un incontro fuori programma con l’ammaliante Rodrigo? Il mito del bastardo senza cuore appartiene solo al nostro tempo, o, come io sospetto, non ha fallito un colpo dalla notte dei tempi? E il buon Renzo ha creduto o ha solo voluto credere al racconto di Lucia? E Agnese, potendo, chi sceglierebbe come genero? Questa rilettura in chiave contemporanea del grande romanzo ottocentesco e, soprattutto, dei suoi personaggi, ne salva solo un paio, più credibili e veri: don Abbondio, pavido, imbelle, opportunista, vero eroe del “facimmice i fatti nuostr” si incontra oggi ovunque, al lavoro, per strada, e, purtroppo, anche nelle nostre istituzioni. Ma il personaggio che salva Manzoni dal sospetto di ingenuità è Gertrude: bella, fatale, assassina. Quanti reality avremmo oggi imbastito su di lei…. Ahimè: troppo tardi! Mi perdoni l’amico lettore l’irriverenza di questo breve divertissement.

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