Tokyo Express

Temo che non salirò mai più su un treno in vita mia. Il giallo che ho appena finito di leggere ha generato in me una vera intolleranza a tutto ciò che si muove su binari: stazioni, capistazione, controllori, orari di arrivo e partenza, vagoni ristorante sono l’argomento principale della storia e l’oggetto privilegiato di una indagine che sembrava partita con il piede giusto: un apparente duplice suicidio muove i sospetti di due brillanti investigatori. Il libro è stato scritto e ambientato negli anni cinquanta. Le indagini sono pertanto affidate al solo intuito e alla logica di chi indaga. E questo piace, soprattutto agli appassionati come me del giallo classico alla maniera di Simenon. Gli ingredienti per un buon noir c’erano quindi tutti, se l’autore non fosse stato colto da un delirio “ferroviario”, di orari di partenze e arrivi, di linee che attraversano il paese da nord a sud, da est ad ovest, che in un primo tempo confonde il lettore, per poi lasciarlo sconfitto e incredulo. Tanto ardore di Matsumoto Seicho è probabilmente giustificato dall’entusiasmo per il rinnovamento tecnologico del suo paese in piena rimonta dopo i disastri della seconda guerra mondiale. Ne viene fuori un’immagine del Giappone tutto rigore e precisione, senza il fascino che siamo abituati ad aspettarci dalla letteratura nipponica. Non si può pretendere di più da una storia a metà tra letteratura di genere e orario ferroviario.

Autore: Matsumoto Seicho
Casa editrice: Adelphi

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